Il processo di apprendimento è innato nell’uomo ma il leggere e lo scrivere no

Il processo di apprendimento è innato nell’uomo ma il leggere e lo scrivere no. Specifico questa cosa perché se da una parte è vero che stimolare presto un bambino a leggere e scrivere sembra dare ottimi risultati non bisogna mai dimenticare che ciò che si deve stimolare è il suo percorso di apprendimento che può manifestarsi anche in un leggere e scrivere precoce. Cercherò di essere più chiara e semplice: un bambino messo a tavolino ogni mattina a tre anni con un foglio davanti e le letterine da calcare, riconoscere, colorare copiare e lasciato senza merenda se tarda a finire il compito assegnato probabilmente a quattro anni e mezzo comincia a leggere e scrivere il suo nome e qualche altra parola. Probabilmente è un bambino stressato. Probabilmente si sta bloccando la sua personale capacità di apprendimento. Diversamente, un bambino che a tre anni viene abituato ad ascoltare le storie, partecipa a letture condivise, gioca ad animare le storie, può interrompere con le dovute regole la maestra che legge per fare domande, probabilmente a quattro anni (ma anche prima), prende in mano i libri (meglio se illustrati coerentemente con le scritte e non con i personaggi di richiamo) e cerca di leggere, si appassiona a leggere.

Prende in mano i libri e racconta, prende in mano i libri e cerca le lettere del suo nome … a quattro anni e mezzo è possibile che cominci a riconoscere qualche parola.  Attenzione perché il bambino non sta apprendendo a leggere pensando di giocare. No, il bambino sta autonomamente apprendendo a leggere consapevole del fatto che sta cercando di leggere e non sta giocando e ciò lo soddisfa, gli da piacere e vuole andare avanti.

Ma la differenza di questo sviluppo la vedrete in età adolescenziale e non alla fine dell’anno scolastico.

L’apprendimento linguistico precoce, ovvero prima dei sei anni, avviene allo stesso modo. Il bambino sa che sta apprendendo una lingua, lo vuole fare. Non dimentichiamo che i bambini sono felici di crescere.

Se lo stimolo è interessante per lui, il bambino si aggancia e felicemente studia la lingua straniera. Vi ricordate quando si arrivava in prima media e si cominciava a studiare inglese da zero? I, you, he/she/it (neutro), we, you, they – I am, You are, He/She/It is …

Ho capito tutto: it si usa per i cani che non vivono in famiglia, la forma verbale è sempre uguale tranne per la terza persona singolare e posso abbreviare le forme verbali meglio se verbalmente ma non per iscritto … ho capito tutto.

È così che si parla una lingua dunque? E quale fatica stare seduti ore e ore sui banchi e a casa a memorizzare un mondo lontanissimo da noi, per alcuni nemmeno mai visto e allora … giù frustrazioni:

“Tu non ti applichi, tu non studi, ti metto 4 se non impari i verbi” ops “ma non erano le tabelline?”

e professori fieri a testa alta perché avevano il potere di metterti quattro e farti sentire un imbecille e tu semplicemente chiedevi aiuto, non volevi essere un imbecille volevi essere felice e trovare la tua via con l’aiuto di un adulto:

“Ma io ci ho provato tutto il giorno, non ci riesco proprio a memorizzare tutta sta roba, dopo un po’ mi viene sonno”.

E allora botte anche alle famiglie che non sgridavano abbastanza i loro figli, che non li mettevano a letto presto la sera, che non si imponevano, non davano loro la frutta e non li facevano cagare al giusto orario … qualche studioso accennava al fatto che la concentrazione dopo un po’ ha bisogno di distrazione, come dire che non c’è mai solo un risvolto della medaglia, ma niente da fare, il potere è un’attrazione troppo forte per rinunciarvi e la competizione tra scuole, tra professori, tra genitori, a volte addirittura tra professori e genitori … e per fortuna qualche volta i figli giocavano a pallone insieme, altrimenti era tutto una guerra.

Ad un certo punto si è giustamente pensato di far iniziare lo studio della lingua straniera dalla prima elementare (meglio tardi che mai) ma con lo stesso metodo dell’italiano. Quindi un bambino che fino a quel momento aveva giocato in italiano, ascoltato storie in italiano, vissuto mille cose in italiano arrivava in prima elementare e veniva messo seduto con la penna in mano a copiare cento volte le vocali

“aaah che bravo, mio figli sa scrivere le vocali”.

Allo stesso modo, ma senza averne mai sentito parlare prima, viene messo su una sedia con una penna davanti a scrivere le vocali e pronunciare un alfabeto in inglese ( e certo anche i bambini inglesi apprendono così, ci dicevano a scuola).

“L’unico problema signora maestra è che mio figlio non riesce a memorizzare A = ei e poi pronuncia èppol, come lo posso aiutare?” “Si deve applicare signora, suo figlio si deve applicare di più. Invece di cento volte gli faccia scrivere la letterina duecento volte”.

Quanti di voi ricordano di essere cresciuti così e vorrebbero andare a spaccare il muso alla loro maestra?

Cari genitori se volete donare l’apprendimento della lingua straniera ai vostri figli, dovete donare loro la capacità di apprendere secondo le loro personali modalità. Dovete avere pazienza, rinunciare alla competizione e alle vostre aspettative, dovete permettere loro di vivere anche a casa un piccolo contesto straniero (libri, film, audiostorie, viaggi … quello che potete, spesso rinunciando ad altro), dovete provare a studiare anche voi (i bambini adorano fare quello che fanno i genitori), dovete collaborare con la scuola, avere un dialogo con le maestre, saperle ascoltare e saper pretendere da loro.

Non dovete pensare che sia un sacrificio ma dovete viverlo come un dono che fate ai vostri figli, ovviamente crescere un figlio è faticoso … e se non volete faticare per loro, non fate figli: oggi si può!

Un consiglio, studiatevi i personaggi dei cartoni animati e abituate i vostri figli a guardarli nella lingua originale (così non si abituano ad una lingua tradotta). Ad esempio, Barbapapà è francese, Paddington è inglese e Caillou è franco-canadese. Usate ogni trucco che volete, anche cucinare con i vostri figli in lingua.

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