Consigli per un apprendimento pratico e precoce della lingua straniera

Leggi l’informativa su Privacy & Cookie a lato, all’interno della stessa trovi le modalità per non aderire. Se vuoi aderire è sufficiente che prendi visione e continui la navigazione sul nostro blog. Grazie

La sorte vuole che io sia prima una donna del fare e poi mi trasformi in una donna del dire, a volte il tutto avviene troppo velocemente. Questo mio fare che precede il dire è ciò che più di tutti mi ha aiutato ad avviare i miei figli ad una seconda lingua straniera, se mi fossi fermata a riflettere sulle procedure, sui mezzi, sulle capacità, sulle possibilità … forse non avrei reso azione il pensiero. Per alcune cose è un bene e per alcune cose è un male, per alcune persone è un bene e per alcune persone è un male ma così è la vita per tutto e per tutti ed è quindi inutile porsi in termini di giudizio di fronte alle cose e ancora di più di fronte alle persone, meglio guardare al mondo in termini di scelta.

Mio marito e io abbiamo deciso di intraprendere questa strada senza grosse aspettative: entrambi a tre anni erano capaci di esprimersi in egual modo in italiano e spagnolo, chiaramente se al momento possono avere un livello di spagnolo bilingue, probabilmente non sarà così in futuro per il mancato e costante contatto con la Spagna, la sua tradizione, la sua cultura e la pratica forte della lingua ma sicuramente avranno una buona predisposizione per l’apprendimento delle lingue straniere, sempre che ciò avvenga in un ambiente sereno, felice e privo di giudizio.

A tre anni, entrambi hanno cominciato a prendere contatto con l’inglese, non lo conoscono allo stesso livello ma già leggo loro i primi libri, già riescono a seguire a grandi linee un film intero in inglese. Riconoscono animali, colori, oggetti, e riescono a formare delle frasi. Ahimè, poco prima che compisse sei anni, la grande, ha cambiato il suo approccio all’apprendimento della L2 passando attraverso la traduzione, in questo momento ancora nella sua testa apprende l’inglese traducendo dallo spagnolo ma sicuramente, per i motivi di cui sopra, presto lo farà con l’italiano. Confesso che inizialmente ho fatto di tutto per rallentare questo processo ma, ho sbagliato, non possiamo snaturare una bambina (una persona) cambiando i suoi meccanismi di apprendimento. Per fortuna ho capito rapidamente dov’era l’errore, in fondo ci vuole un minimo di tempo affinché un genitore si renda conto del passaggio di crescita di un figlio, e un minimo di umiltà. L’importante è riconoscerlo.

Condivido questa esperienza per mettere in luce i punti focali dell’apprendimento nell’età evolutiva in modo semplice. Io credo fortemente nella condivisione come strumento di crescita della collettività intera. Sicuramente un bambino di 2 o 3 anni è una spugna e assorbe in modo talmente rapido da sorprendere ogni giorno ma attenzione a distinguere la necessità del genitore dalla necessità del bambino, o il bambino a lungo andare si svuota di quanto appreso e di amore.

Se il bambino non dimostra interesse per la L2 io direi che non è il caso di insistere perché altrimenti acquisisce parole e stress, laddove invece il bambino passa del tempo piacevole, in armonia e serenità allora vale la pena investire, il bambino ha trovato la sua via. La sua via e non quella dell’adulto che lo segue. Facile a dirsi ma poi all’atto pratico è una delle cose più difficili da fare, soprattutto in questa vita frenetica. Quanti genitori hanno rinunciato ai sogni e li hanno chiusi in un cassetto in attesa di tempi migliori, tempi migliori che magari non sono arrivati o sono cambiati e allora pensa “io non ci sono riuscito ma mio figlio ci riuscirà perché è importante e bla bla bla”.

Quello è un desiderio del genitore e non del bambino. Una prova ad un corso di inglese, a volte anche due e poi il bambino vi guarda e dice “Si ci voglio andare, mi piace, mi va, è divertente, la maestra è brava … “, quella è la sua via.

Quello precoce è un apprendimento pratico che non passa per la griglia dei significati ma semplicemente li acquisisce. 

Naturalmente, proprio per questo motivo, ad un certo punto arriva il momento in cui questi dati acquisiti vanno elaborati o perdono di valore e diventano uno sforzo inutile. Vorrei sottolineare che non è la quantità di parole o di suoni che un bambino immagazzina a fare di lui un bilingue, ma la felicità e il piacere di usare la lingua che lo spinge a migliorarsi e a praticarla e a volerla scoprire sempre più.

Ho insegnato loro lo spagnolo scoprendolo io stessa. Quando la prima figlia è nata conoscevo già molto bene lo spagnolo per aver avuto la fortuna di laurearmi in lingue, studiare a Salamanca e di vivere due anni in Finlandia con professori universitari spagnoli. Ma parlare ad un bambino è un’altra cosa. È stato talmente importante l’apprendimento mio dello spagnolo bambinesco che quando sono stanca per mantenere la calma ed essere gentile con loro parlo in spagnolo, nella mia lingua avrei solo voglia di gridare. Questo mi fa pensare a che grande lavoro fa un cervello umano quando nella propria testa costruisce un mondo parallelo, identico al precedente ma in un’altra lingua.

Per acquisire un linguaggio bambinesco nella mia seconda lingua (ma così ho fatto anche con l’inglese) ho letto libri e guardato film, video e cartoni animati per bambini in lingua (spesso di notte) per poi riproporli a loro (durante il giorno). Ho cantato loro pajarito que duermes la sera prima di addormentarsi, abbiamo giocato insieme a la patacoca, abbiamo imparato a contare con un patito mueve la colita, abbiamo letto Caperucita Roja, poi Los Tres Cerditos, los Cuentos de Esopo, Platero y yo e anche el Principito. Abbiamo giocato a Veo Veo e a Cuento yo e ora stiamo ripercorrendo queste tappe in inglese. Lo abbiamo fatto quotidianamente con lo spagnolo e lo facciamo quotidianamente con l’inglese. Qualcuno suggerisce “ma così è un lavoro” e io faccio notare che accompagnare un figlio nel suo percorso di crescita non è una passeggiata al mare o un giro di shopping al centro commerciale, è più di un lavoro perché non vieni nemmeno pagato ma spesso ricevi riconoscimenti proprio dai suoi stessi figli.

Perché l’importanza di un apprendimento pratico? Io non sono una maestra ma sono laureata in lingue e mi sto certificando come insegnante di lingue per bambini, sono inoltre gestalt counselor e amo l’azione più che il pensiero. Quello che ho appreso e che sto apprendendo in questo mio percorso di traduttrice, mamma, educatrice e studiosa è che l’apprendimento è un processo innato in ciascuno di noi e proprio per questo, pur passando per dei canali tradizionali che possiamo considerare archetipi, è molto personale. È estremamente importante stimolarlo e garantire la propria presenza nei momenti di errore, di caduta o di smarrimento ma trovo improprio, anche se agevola l’insegnante che può così mantenere il controllo, manipolare l’apprendimento di un bambino attraverso paure e punizioni.

Quello con i miei figli è stato un percorso di poche aspettative, non essendo io madrelingua non pensavo di ottenere grandi risultati e non ho mai chiesto loro di parlare o rispondere in spagnolo, semplicemente lo facevo io e pensavo “non importa quel che lascio, magari un semino piccolo piccolo che un giorno crescerà o forse solo tanta curiosità.”

Invece è stato un successo e sono felice per loro di avergli fatto questo regalo. Non ho mai chiesto loro di cantare canzoncine mostrando agli altri il risultato, non ho mai chiesto loro di rispondermi in spagnolo anche se io mi rivolgevo in tale lingua a loro. Ho difeso a spada tratta la loro capacità di fronte ad un mondo adulto invidioso che la negava e continuerò a farlo. Loro hanno imparato praticando, senza che nessuno li sottoponesse allo stress di un apprendimento dimostrativo, come invece succede spesso nelle scuole. La scuola confonde spesso la sua competitività con l’apprendimento dei bambini fino a stressarli pur di mostrare, dimostrare e sbandierare risultati migliori (scuole) di altre. Ma davvero pensate che l’apprendimento di una lingua duri un anno e in quell’anno pensate di avere la possibilità di giudicare (diverso da valutare) lo sviluppo di un bambino? Io penso che tante riflessioni si possono fare a tal proposito e tutte meritano di essere condivise, l’unica cosa che non penso si possa discutere è che l’obiettivo sia la felicità del bambino.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...